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Luigi Ferraro agli onorevoli membri della Commissione parlamentare per l’infanzia

Luigi Ferraro agli onorevoli membri della Commissione parlamentare per l’infanzia

LUIGI FERRARO,

presidente della Fondazione “Giuseppe Ferraro Onlus”

Buongiorno a tutti e grazie alla presidente Serafini e agli onorevoli membri della Commissione parlamentare per l’infanzia per l’invito rivoltoci e per l’opportunità che ci viene offerta per mettere in comune la nostra esperienza in merito all’affido e all’accoglienza dei minori nelle comunità residenziali.

Innanzitutto mi presento, mi chiamo Luigi Ferraro e sono il presidente della Fondazione Giuseppe Ferraro onlus che è nata a Maddaloni nel 1994, in seguito ad un evento doloroso occorso alla mia famiglia: l’improvvisa morte di mio figlio Giuseppe all’età di tre anni e tre mesi.

Lo scopo della Fondazione è di prevenzione del disagio minorile, di promozione e crescita della realtà familiare al fine di stimolare nuove situazioni sociali e quindi una cultura più attenta ai bisogni della famiglia, ed in particolare dei minori in essa inseriti.

La Fondazione è nata con il progetto “Crescere Insieme” che consiste nel seguire dei bambini in età prescolare, che vivono generalmente in famiglie multiproblematiche, con un tutor volontario.

Ad oggi abbiamo seguito circa 100 bambini. Senza averne coscienza avevamo realizzato fino da allora una sorta di affido intrafamiliare. In seguito, abbiamo conosciuto la legge n. 184/83 e realizzato il primo corso sull’affido in provincia di Caserta, uno dei primi in Campania.

La Fondazione dà il proprio contributo nel settore dell’affidamento familiare con convegni e corsi di formazione specifici per operatori sociali e famiglie affidatarie, che sosteniamo anche economicamente qualora si rendano disponibili ad accogliere un bambino. Per questo motivo abbiamo costituito una associazione di famiglie affidatarie.

Nel settore dell’accoglienza residenziale per minori l’attività della Fondazione si concretizza nella gestione di due comunità, una con sede a Maddaloni, curata da una famiglia di volontari residente nella casa, l’altra con sede a Caserta.

La nostra esperienza di casa-famiglia è tra le prime in Campania e certamente la prima in provincia di Caserta.

Nel giugno scorso abbiamo realizzato il secondo convegno nazionale su famiglia e minori a cui hanno partecipato circa 300 persone. Al termine del convegno è stata inaugurata la nuova struttura della Fondazione che accoglierà, tra l’altro, il Centro per la Famiglia Felicetta e tre mini appartamenti destinati a madri con figli.

Entrando nel merito, la nostra esperienza sull’affido familiare, nonostante tutto, è positiva.

Quali le difficoltà?

  •  Scarsa formazione specifica degli operatori del settore pubblico-privato, peresempio assistenti sociali che, laddove presenti, sono figure polivalenti chespaziano dagli anziani, ai diversamente abili, ai minori.
  •  Scarsissima considerazione da parte degli amministratori comunali, dell’infanziacome bene sociale tanto che, in molte amministrazioni, le risorse economiche destinate ai servizi per minori o alle loro famiglie sono un mezzo per arruolare personale e incasellarlo in strutture complesse che perdono di vista la realtà cioè la risoluzione del problema.
  •  Difficoltà a reperire famiglie affidatarie dovuta ad una cattiva informazione e ad una scarsa fiducia nell’ente locale perché, molto spesso, il bambino viene “affibbiato” piuttosto che affidato. La famiglia affidataria avrebbe bisogno di

maggiori certezze rispetto ai diritti e ai doveri, rispetto ai servizi di riferimento e rispetto all’effettiva tempestività di intervento in caso di necessità (impossibile a causa della chiusura alle ore 14 tutti i giorni , e nei giorni festivi).

Il contributo economico dovrebbe essere obbligatorio e definito non erogato secondo la dicitura “compatibilmente con il bilancio comunale”.

L’affidamento familiare non è l’unica risposta ai problemi dei minori, altra alternativa è costituita dalle comunità residenziali per minori.
Preliminarmente faccio presente che quanto dirò è frutto di esperienze di moltissime

comunità per minori, la maggior parte campane, che si sono incontrate nei gruppi di lavoro durante il nostro Convegno nazionale di giugno. Sono anche il Presidente del Co.R.Co.F. il primo Coordinamento di comunità residenziali sorto in Campania 1997.

Le Comunità per minori si sono sostituite definitivamente agli istituti dal 31 dicembre 2006, in ottemperanza alla legge n. 149/2001 però tengo a precisare che non basta assumere il nome casa-famiglia o comunità di tipo familiare per avere una dimensione familiare, ma bisogna rispondere a determinati requisiti, come per esempio processi di vita comunitaria tra adulti e minori e tra minori stessi, piccoli numeri di minori in civili abitazioni, e non, come è avvenuto da noi, dove, dopo un evidente e macroscopico maquillage, un istituto si è trasformato in sei comunità per minori, (anche perché la legge regionale campana lo permette avendo stabilito che il 30% di un edificio può essere adibito a comunità).

Quali le difficoltà?

  •  Oggi, in Campania e, in modo particolare col comune di Napoli, stiamo vivendodei momenti di forte tensione, perché non onorano i loro debiti.
  •  Moltissimi enti ignorano il pagamento delle rette loro spettanti da circa 2 anni: forse i minori nelle comunità sono percepiti come onere e non come investimento futuro. Essi sono collocati nelle comunità non rispettando le loro caratteristiche ed esigenze, ma in base alla retta più bassa, non tenendo conto dei costi di gestioneprevisti dalla legge regionale con conseguente scarsità del servizio offerto.
  •  In Campania vi è un proliferare di comunità, segno di un’evidente mercificazione, che fa richiedere un maggior controllo, che non può essere affidato solo alla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni, ma anche ad altri(forse una squadra ad hoc).
  • Inoltre rileviamo l’inadeguata preparazione degli psicologi in generale, sulleproblematiche dei minori, specie sull’abuso e il maltrattamento.Per concludere chiediamo che:
    •  al di là del titolo V della Costituzione, vi sia un modo unico di pensare la famiglia ei minori, garantendo e sostenendo l’esigibilità dei loro diritti su tutto il territorionazionale, in modo eguale.
    •  Sia data dignità e sostegno al lavoro sociale con la formazione di una figuraprofessionale ad hoc e un più rigoroso e costante controllo delle comunità.
    •  Ci sia, inoltre, una definizione unica, nazionale, di casa-famiglia o comunitàfamiliare con eguali standard qualitativi.
    •  Ci sia una specifica figura professionale e non un generico educatore.
    •  Siano superate le attuali lentezze dei tribunali nell’adottare le decisioni.

Il tribunale abbia maggiore potere sugli enti locali, quando questi non ottemperano alle sue disposizioni, e non dia la sensazione di non tenere nella dovuta considerazione le indicazioni fornite sui minori dalle comunità.

Restiamo, comunque, a disposizione per ulteriori e più dettagliate informazioni al fine di una più stretta e proficua collaborazione. Grazie.

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